Attività
Avvicinamento alla musica per ragazzi
Laboratorio sul suono
Villa serra Folk
Paolo
Besagno,
sono nato a Genova (
Italia) il 29 Agosto 1964, sposato con Silvia e papà di
Elena, Rosa, Jessica. Studio composizione e musica elettronica con
Riccardo Dapelo e pianoforte con Giuseppina Schicchi. Nel 1996, con il
brano "O trallalero canson de 'na vitta" ho vinto il "Premio
Città di Recanati - nuove tendenze della canzone d'autore".
Attualmente mi occupo di computer music, in particolare utilizzando
suoni etnici quali quelli del "trallalero" il tipico canto genovese a
cinque voci. Alcuni miei brani sono eseguiti presso il Padiglione del
Mare e della Navigazione, presso l'Acquario di Genova. Sono direttore
dei
Giovani
Canterini di Sant'Olcese dove canto nel ruolo di contralto.
Dal 2004, insieme a Sandro Secchi (chitarra) e Stefano Bosi
(fisarmonica) porto
avanti il progetto ...ruhe!..ruhe! (...silenzio!..silenzio!), ovvero un
libero ragionamento tra fede, innovazione
e tradizione, attraverso le immagini della Passione di Nostro Signore e
dei crocifissi delle confraternite liguri.
Il concerto tra canzone d'autore e musica elettroacustica si avvale
della proiezione di immagini, tra le quali
le foto dei "Cristi" tratte dalla raccolta "L'uomo e la Croce" di Andrea
Giliberto e "Le tele blu" di Massimo Barattini.Nel 2008 ho
partecipato con il brano "In primo vere", alla prima edizione
di Emufest
- Festival Internazionale di Musica Elettronica,
organizzato dal Conservatorio di Santa Cecilia - Roma.
Paolo
Besagno,
born in Genoa (Italy) in August, 29th 1964, is married with Silvia and
is father of Elena, Rosa and Jessica. He studies composition and
computer music with Mr. Riccardo Dapelo and piano with Mrs. Giuseppina
Schicchi.
He was interested in progressive music and now he is composer. In 1996,
with his song O trallalero cansõn de 'na vitta, he won the
Prize
"Città di Recanati", for "The new trends of folk and author
song". Actually he devotes himself to Computer Music, in particular by
using ethnomusicology, such as the Trallalero (the typical chant of
Genoa). Some of his pieces are actually played by sound diffusers at
the Pavilion of Sea and Navigation in the area of the Aquarium in
Genoa. Now he is art director of the folk group I
Giovani Canterini di Sant'Olcese" where he also sings as
contralto. He organises musical workshops for children. In 2001 and
2002 he took part in musical contests in Bourges and Prixars.
Canta e cammina
Canta con la voce e con il cuore, con la bocca e con la vita, canta
senza stonature, la verità del cuore.
Canta come cantano i viandanti: non per cullare l'inerzia, ma per
sostenere lo sforzo. Canta e cammina!
Se cammini, avanza nel bene, avanza nella fede retta, avanza nella vita
pura.
Canta senza smarrirti, senza indietreggiare, senza fermarti. Canta e
cammina!
Sant'Agostino
Paolo
Besagno,
geb. 29.8.1964 in Genua (Italien), ist mit Silvia verheiratet und Vater
von drei Mädchen, Elena, Rosa und Jessica. Er studiert
Komposition
und Computer Musik mit Riccardo Dapelo und Klavier mit Giuseppina
Schicchi. Er hat sich mit Progressive Musik beschäftigt und
Lieder
komponiert. Mit seinem Lied O trallalero cansõn de 'na vitta
hat
er 1996 den Preis "Città di Recanati" für "Neue
Tendenzen
des Volks- und Komponistslieds" gewonnen. Heute interessiert er sich
für Computer Musik, besonders mit dem Verwenden der
Ethnomusikologie, so wie das Trallalero (das typische genueser Lied).
Einige seiner Musikstücke werden jeden Tag in den Musikanlagen
des
Padiglione del Mare e della Navigazione im Aquarium gespielt. Jetzt ist
er Kapellmeister der Volksgruppe Giovani Canterini di Sant'Olcese,
wo er auch die Altstimme singt. Für Kinder organisiert er oft
Musiklabors. 2001 und 2002 hat er an Wettbewerben in Bourges und Pixars
teilgenommen.
La Musica Elettronica ed
Elettroacustica
ha raggiunto oggi, a più di sessant’anni dalla sua
nascita, una straordinaria diffusione. La maggioranza delle musiche che
ascoltiamo sono state prodotte, almeno in parte, con mezzi elettronici,
mediante i quali si generano e si elaborano molti dei suoni della
nostra epoca. Oggi gran parte della musica d’arte
è
elettroacustica: essa viene prodotta da centri di produzione e di
ricerca pubblici e privati situati in ogni parte del mondo; avviene
anche che singoli compositori utilizzino le possibilità
offerte
dalle loro apparecchiature personali, anche se modeste......Continua
sul sito dell' EMUFEST del Conservatorio di Santa
Cecilia - Roma -
Oratorio
Mater
Divinae
Gratiae Per leggere ed
ascoltare queste
pagine, non è necessario credere che Dio esista e
Gesù
sia suo figlio. La prma volta di "Oratorio Mater Divinae Gratiae" e
stata Sabato 8
Gennaio 2011 a Torbi (Ceranesi - Ge). Oltre agli inossidabili Stefano
Bosi (fisarmonica) e Sandro Secchi (chitarre) hanno suonato Gianmarco
Molinari (sax tenore) e Elena Besagno (chitarra)
...ruhe!..ruhe"Quando ho deciso (sempre che sia
stato proprio io
a decidere…) di scrivere: "…ruhe!,
ruhe!…" volevo
in un primo momento provare a riunire diversi modi di fare musica, ma
visto lo sviluppo di questo progetto, posso dire davvero di avere
ricevuto più di quanto sperassi.
La scelta è ricaduta quindi sul suono della parola e
sull'evento
sonoro generico, inteso nel suo significato più puro e
così ho pensato alla lingua genovese, che ben si presta ad
essere "cantata" proprio per la sua musicalità intrinseca,
alla
canzone d'autore (per la parte inerente principalmente i testi) e alla
musica elettroacustica, attraverso la quale si entra a contatto
dell'universo sonoro in una maniera un poco diversa da quella proposta
dai canali tradizionali, ma che ben si adatta a lasciare "spazio"
all'ascoltatore, creando livelli di fruizione…diversi!
Gli otto brani in genovese sono tratti dalle Sacre Scritture, in
particolare da brani dei tre Vangeli Sinottici.
Il primo problema che si presentava era quello di riscrivere la Parola
in dialetto genovese.
A dire il vero non sono riuscito - e non era comunque il mio intento -
a tradurre alla lettera quanto scritto nei Vangeli, anche
perché, ad esempio, nel Nuovo Testamento si utilizza quasi
continuamente il passato remoto, tempo verbale che in genovese
è
inesistente…
Ciò che ne è scaturito può sembrare
una traduzione
letterale, spesso molto vicina al testo di riferimento, a volte lontana
nella forma, ma pur sempre, almeno spero, attinente ai contenuti.
D'altronde, non mi sarei mai permesso di modificare il contenuto delle
Sacre Scritture!
I brani con testo in dialetto ed i riferimenti ai Vangeli sono: A
Betania, O tradimento do Giûdda, A çenn-a de
Pasqua, A
commeniõn, In to campo do Getsèmani, A vergheugna
do
Pëo, O processo e a condanna, O l'è
resuscitòu.
Per quanto riguarda la morte sulla Croce, ho preferito inserire un
brano elettroacustico che si intitola Das symbolische Gedaechtnis des
Augenzeugen (La memoria simbolica del testimone oculare)
poiché
non mi sentivo di mettere mano ad un passo così delicato
delle
Scritture.
Quante volte ci è capitato di ripassare in luoghi visitati
nell'infanzia e che oggi, a distanza di tanti anni, ci paiono diversi.
Per esempio una stanza, che ci sembrava tanto grande, ora appare un
bugigattolo; alcuni odori o sapori, che in passato suscitavano in noi
una miriade di sensazioni, oggi li riconosciamo a stento o, nella
peggiore delle ipotesi, ci lasciano del tutto indifferenti.
Così, sulla base del racconto dei Vangeli, ci siamo
immaginati -
e ci immaginiamo - le scene della vita di Gesù e man mano
che
rileggiamo quelle pagine, facciamo "nostri" quei racconti, quasi
fossimo testimoni oculari di quanto accadde in Palestina. E' molto
improbabile che il nostro immaginario ci fornisca elementi sufficienti
ad avere un'idea precisa di quanto narrato nella Parola: pensiamo ad
esempio al volto di Gesù. Nell'iconografia, soprattutto
quella
del passato, Egli è spesso rappresentato come un uomo
giovane (e
fin qui ci siamo), dai lineamenti quasi sempre europei, a
volte…ariani! Ma Lui era palestinese…
Se poi consideriamo il tema del nostro concerto e pensiamo al Calvario,
alle crocifissioni…non riusciremo mai ad immaginare i
particolari di quelle esecuzioni atroci.
Eppure spesso, quando parliamo di "quel tempo", soprattutto se crediamo
nelle Scritture, ci sentiamo quasi testimoni oculari.
A mio parere questo discorso vale anche per chi non crede ed
è
altrettanto valido per tutti quelli che hanno letto il Vangelo come se
fosse una favola. A prescindere dal significato che si vuole dare alla
Parola, è pur vero che si è liberi di leggerla
come se
fosse un racconto qualunque.
Procediamo ora invertendo le parti. Cosa succederebbe se potessimo
parlare con qualcuno che fu testimone di quanto narrato nei Vangeli?
Avremmo certamente delle sorprese! Ecco perché ho voluto
intitolare il brano elettroacustico centrale Das symbolische
Gedaechtnis des Augenzeugen (La memoria simbolica del testimone
oculare).
Il brano è realizzato utilizzando un pianoforte, la voce
umana e
i rumori prodotti dalla meccanica di una macchina fotografica Zenit
R122.
Il pianoforte (anche se trattato con sintesi granulare), rappresenta la
parte sonora più definita, quella più vicina
cioè
alla musica che siamo abituati ad ascoltare. La voce umana è
quella del testimone oculare che ritorna sul luogo dei suoi ricordi e
si stupisce di trovarli così poco vicini alla sua
immaginazione.
La macchina fotografica rappresenta una sorta di metodo di
memorizzazione e fissazione di eventi e situazioni.
Questa macchina fotografica non riprende la realtà
poiché
è stata modificata e virtualmente è collegata
agli occhi
ed alla mente del protagonista: essa memorizza le immagini che lui vede
o, meglio, che…crede di vedere! Nel brano vengono
rielaborati i
rumori prodotti dallo scatto, dai movimenti della tendina e dalla
cremagliera della ricarica.
Il mio Angelo
Non mi sembrava vero...
tante volte ho sognato ad occhi aperti - ma che bel luogo comune - che
tu suonassi alla mia porta ed io (mi ero già preparato
questa
battuta da tempo) che avrei voluto soltanto dirti: "che ci fai qui?".
Questo era il mio sogno più ricorrente, fino al giorno in
cui
trovai finalmente pace: eri sotto il pergolato alla Colletta, vestito
di bianco sai con una di quelle tute che si usano per entrare nelle
zone contaminate...un berretto francese in testa, un rastrello in mano.
E la battuta me la facesti tu: "che ci fai qui? Bé, che hai
da
guardare?". Sfido, se avevo qualcosa da guardare...Ma da allora ho
finalmente capito che sei dovunque, anche dentro le cose che vedo e
tocco tutti i giorni ed é per questo che provo vergogna
quando
sbaglio, faccio o dico cose che ti sono sgradite. Ma da quel giorno
sono molto più felice, anche quando ti fai sentire, nei modi
bellissimi di sempre, i modi gentili e terribili che sono propri degli
Angeli. Ti abbraccio.
La
Ferrovia Genova - Casella
è una ferrovia a scartamento ridotto che collega la
città
di Genova con il suo entroterra, giungendo fino a Casella in alta valle
Scrivia.
Aperta all'esercizio nel 1929 (a fine lavori, iniziati con la cerimonia
della posa della prima pietra il 26 giugno 1921), collega la
città di Genova - dalla stazione di piazza Manin -
all'abitato
del comune di Casella, una cittadina nell'entroterra del capoluogo,
attraverso un percorso totalmente montano lungo 24,318 chilometri che
tocca tre valli differenti: la Valbisagno, la Valpolcevera e la Valle
Scrivia.
La linea è a scartamento ridotto di 1 metro, (scartamento
metrico) ed a trazione elettrica. Il tempo di percorrenza dell'intera
linea è di circa 50 minuti.
Le altimetrie toccate sono le seguenti: dalla quota di 93 metri s.l.m.
della stazione di Genova Piazza Manin si passa in nove chilometri ai
370 m di località Trensasco, per giungere a 410 metri di
altitudine del capolinea di Casella dopo aver valicato lo spartiacque
della frazione di Crocetta d'Orero, a 458 metri s.l.m. La pendenza
massima è del 45‰.
Oltre ai comuni di Genova e Casella, la linea attraversa anche i
territori dei comuni di Sant'Olcese e Serra Riccò.